Il relitto di Ilovik. Una storia di viaggi e riparazioni
La nave, datata al II secolo a.C., è ben conservata, ed è sommersa ad appena 4 metri di profondità. Lo studio del carico aveva già permesso di riconoscere una provenienza dalle coste adriatiche d'Italia, e l'analisi delle pietre di zavorra lasciava intuire un luogo di costruzione nell'area di Brindisi, ma le nuove ricerche su pece, cera e catrame utilizzati per il calafataggio e per l'impermeabilizzazione di toppe e riparazione, permettono oggi di ricostruire i porti e i cantieri per cui la nave è passata, grazie alla permanenza dei pollini (e alla loro riconoscibilità ai paesaggi naturali) negli strati adesivi di rivestimento.
Prima di naufragare a Ilovik, lo scafo viaggiò a lungo in tutto l'Adriatico, e fu più volte rattoppato e reimpermeabilizzato, raccogliendo pollini e tracce che oggi la ricerca riesce a riconoscere.
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